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Noto è il tesoro del barocco siciliano patrimonio dell’UNESCO

Il nostro viaggio alla scoperta dei tesori della Sicilia inizia nella Val di Noto, nella Sicilia Orientale. Questa parte dell’isola è ricca di città barocche da visitare. Noto è definita la Capitale del Barocco Siciliano, il suo centro storico fa parte della World Heritage List dell’Unesco, poiché rappresenta un inestimabile Patrimonio dell’intera Umanità.

Noto è arroccata su di un altopiano ricco di agrumeti, nonostante questo paesino della provincia del siracusano, abbia origini antichissime, la Noto che vediamo oggi è frutto di una recente ricostruzione dopo il terremoto che la rasa al suolo nel 1693.

L’intera cittadina di Noto è stata ricostruita 10 chilometri di distanza dal sito pretendete, in u terreno meno soggetto a frane e terremoti. Per la sua ricostruzione furono chiamati i migliori ingegneri ed architetti per riportarla al suo massimo splendori.

La pietra calcarea, chiara e compatta, fa risplendere la cittadina di un meraviglioso colore oro, con sfumature che tendono al rosa. Atmosfere da sogno che accolgono i visitatori in una dimensione impossibile da trovare altrove. Ogni angolo è progettato con cura, studiando le prospettive.

La Porta reale o Porta Ferdinandea l’ingresso di Noto

La Porta Ferdinandea  segna l’ingresso al centro di Noto e dà un sontuoso benvenuto in città. La porta fu inaugurata nel 1841 in occasione della visita di Ferdinando di Borbone e rappresenta la fedeltà e la sottomissione di Noto al monarca delle Due Sicilie. I tre simboli raffigurati sulla Porta Ferdinandea hanno un significato curioso e interessante: la torre simboleggia la forza di Noto; il pellicano rappresenta l’abnegazione religiosa (questo animale infatti ha la caratteristica di strapparsi la pelle per nutrire la prole); il levriero, infine, indica la fedeltà di Noto al Regno.

La cattedrale di Noto e il barocco siciliano

La cattedrale di San Nicolò rappresenta il più importante luogo di culto della città di Noto.
La costruzione inizio nel 1693 per poi essere completata nel 1703, anno in cui dopo la “solenne benedizione” fu aperta al culto.

Nel corso dei secoli è stata oggetto di numerosi rifacimenti, che hanno conferito la struttura attuale soltanto alla fine del XIX secolo, anno di costruzione della nuova cupola per opera del netino Cassone. La facciata è in stile tardo barocco, realizzata in pietra calcarea tenera con una marcata nota neoclassicista. La tipologia a torri laterali della facciata è riconducibile ad alcune costruzioni francesi del 700, cui si ispiravano gli architetti del tempo.

La struttura è sviluppata a croce latina con tre navate, con la centrale più grande rispetto alle laterali.
I numerosi rimaneggiamenti hanno consegnato le attuali sembianze all’intera struttura soltanto nel 1889, con la costruzione della cappella del SS. Sacramento.

L’interno, quasi completamente disadorno fino alla metà degli anni ’50, fu affrescato dal torinese Nicola Arduino e dal bolognese Armando Baldinelli fra il 1950 e il 1956, per un voto del sindaco della città di Noto a San Corrado Confalonieri, durante la guerra.

Dopo il terremoto del 1990 e Il crollo del 1996 dovuto ad grave difetto costruttivo mai notato prima dei pilastri della navata centrale, con la successiva fase di ricostruzione, è stato restituito agli interni l’originario candore di un tempo.

Cosa mangiare a Noto

La cucina locale di Noto è ricca e variegata. Da provare i ravioli di ricotta conditi con sugo di maiale, le tagliatelle, i cavateddi e le lasagne.

Tra i secondi piatti, oltre alla salsiccia alla brace, al capretto e all’agnello al forno con patate, spicca il coniglio alla stimpirata. Andando nell’ambito dello street food, troviamo le rinomate scacce (focacce), ripiene di broccoli e salsiccia, con spinaci, con cipolle e pecorino, con patate e cipolle, con verdura e pomodori secchi. Ancora, da provare lo sfinciuni locale, con pomodoro e prezzemolo e le “nfigghiulati” di pasta ripiene di ricotta.

 

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